2011

NIR BARAM – BRAVE PERSONE
ponte alle grazie, euro 22,00

 

Mentre l’Europa assiste all’ascesa del nazismo e dello stalinismo, a Berlino la vita dell’ambizioso ricercatore di mercato Thomas Heiselberg è messa in discussione dalle ingerenze della nuova politica e anche la sua sfera di affetti è tragicamente turbata. Parallelamente a Leningrado la giovane Aleksandra Andreevna Weisberg, appartenente a una famiglia ebraica dell’intellighenzia russa, vede minacciata dal regime comunista la sua esistenza e quella dei suoi cari. Per tutta risposta i due protagonisti compiranno una scelta apparentemente plausibile, salvo poi rendersi conto delle sue drammatiche conseguenze solo quando ormai è troppo tardi. Thomas e Aleksandra: sono loro le “brave persone” che danno il titolo a questo romanzo di Nir Baram che, molto più di un affresco storico, è una riflessione sull’uomo comune di fronte alla devastazione dei regimi. Da “brave persone”, infatti, i due hanno aspirazioni e desideri innocenti e legittimi ma, come emergerà bene nel dipanarsi della vicenda, non sanno, o forse non vogliono, leggere i segni tangibili della tragedia storica che si sta consumando intorno a loro. Nir Baram ci regala un romanzo spiazzante e provocatorio, una dolorosa meditazione sulla banalità del Male che alberga in ciascuno di noi, “brave persone”, rammentandoci quanto peso possano avere le scelte individuali.

“Una pietra miliare nella nostra letteratura. Coraggioso e brillante, questo romanzo percorre il sentiero della grandezza fino al bordo dell’abisso letterario.”

Abraham Yehoshua
“Scritto con talento, slancio e ingegnosità, pone al suo centro una questione essenzialmente, profondamente etica.”

Amos Oz
“Grandi personaggi, profonde domande etiche e una lettura piacevole.”

Haaretz
L’intervista a Nir Baram su Wuz: http://www.wuz.it/intervista-libro/6409/nir-baram-intervista-brave-persone-romanzo-ponte-alle-grazie.html

CRAIG THOMPSON – HABIBI
Rizzoli Lizard, euro 35,00

Sette anni di lavorazione e di febbrile attesa da parte dei lettori; sette anni di ispirazione, di sudata documentazione, di crescita e maturazione; sette anni di gestazione per un’opera ancor più trascinante, commovente, universale dell’indimenticabile Blankets. Ispirato alla cultura, alla calligrafia e alla mitologia islamica., Habibi (letteralmente “mio amato”) è la struggente storia di Dodola, schiava in un mondo di uomini, e di Zam, orfano che nella ragazza – e nelle storie con cui lei lo crescerà – troverà un amore assoluto, viscerale, indispensabile: un sentimento ricambiato, che legherà a doppio filo le vite dei due protagonisti incatenando il lettore dalla prima all’ultima pagina di questo romanzo di sconvolgente bellezza.

PIETRO” un film di Daniele Gaglianone e un libro di Gianluca Arcopinto

Il film

Pietro vive in un’anonima periferia. Ha un lavoro, una casa e una famiglia. Guadagna pochi soldi in nero distribuendo volantini in strada. La sua casa è il vecchio appartamento lasciato dai genitori, ormai fatiscente, dove abita con il fratello Francesco che è tutta la sua famiglia. Ma il loro rapporto è difficile. Francesco è un tossicodipendente, legato ormai in modo irreversibile al suo «amico» spacciatore NikiNiki e al suo gruppo di compari. L’unico modo che ha Pietro per mantenere un contatto con il fratello sembra che sia assecondare il ruolo di buffone ritardato affibbiatogli dalla corte degli amici. Le offese subite durante le serate col fratello, o nella stessa casa, degradata a lurido porto franco, sono solo l’altra faccia dei soprusi cui Pietro è sottoposto di giorno al lavoro da un capo violento e losco. Eppure tutti continuano sulla loro strada, come ciechi di fronte allo sfacelo che si consuma attorno alle loro vite sprecate.
Qualcosa sembra cambiare quando, sul posto di lavoro, Pietro conosce una ragazza, forse più disperata di lui, con la quale sembra instaurarsi un rapporto diverso. Ma si tratta di un’illusione in una vicenda che ha già scritto il suo destino, in una microsocietà educata alla solitudine e alla sopraffazione, dove non c’è spazio per la solidarietà.

Il libro

Cinema autonomo
Gianluca Arcopinto, produttore e qui scrittore, in un «racconto-confessione», delinea i tratti impervi ma esaltanti della ricerca di un cinema libero da vincoli di committenza e di temi, completamente autonomo rispetto agli schemi imposti dal sistema-cinema italiano.Gianluca Arcopinto (1959) ha prodotto, organizzato, distribuito oltre cento film, unico in Italia a distinguersi nella produzione di opere prime in maniera sistematica. è riconosciuto – soprattutto dai giovani filmmaker – come uno dei più coraggiosi produttori indipendenti del cinema italiano. Produttore dell’anno 2010 FICE, ha vinto come miglior produttore il Globo d’oro nel 2008 (Sonetaula di Salvatore Mereu) e la Sacher d’oro nel 1997 (Il caricatore di Cappuccio-Gaudioso-Nunziata); ha avuto una menzione ai Nastri d’Argento 1999 per l’attività di produzione di cortometraggi; è stato candidato una volta al David di Donatello e cinque volte al Nastro d’Argento come miglior produttore. È autore di sceneggiature e regie di film (Nichi, Angeli distratti); ha scritto libri e articoli di politica cinematografica su varie riviste.

MAMMUT” di Pennacchi Antonio

Questa è la storia di una fabbrica, delle sue macchine che bavano chilometri di cavi, e dei suoi operai. Già, gli operai. Tipi bizzarri, ma per fortuna non esistono (più). Sono come gli elfi e gli gnomi, vivono in posti certamente di fantasia, come Latina-Borgo Piave. Prima, si mormora, facevano i contadini, poi entrarono in fabbrica perché, si sa, il mondo cambia. Qui passano per l’arcobaleno sindacale degli anni miracolati, e diventano classe operaia, che però è un’altra cosa. Poi, in men che non si dica, quando pensano di essere diventati proprio operai, e si rilassano, scoprono di essere come i mammut. Estinti. Dai reparti ai reperti.Il Benassa è il loro capo, ha il mal di stomaco e si sente spesso “solo come l’Albania”. È l’unico che non fa il doppio lavoro, ha guidato i suoi compagni per anni, tra lotte e botte, vittorie e fregature, amori felini e amicizie canine. Ma ora è stanco, e molla tutto. O no?Lo stile allegramente manesco e maliziosamente picaresco del Pennacchi diurno imbullona le parole e le frasi alla storia (e alla vita), le lubrifica e le calibra: proprio come fa, vien da pensare, il Pennacchi notturno con la sua Conica, l’enorme aggeggio che ronfa, e stride e grida, l’Omero di ghisa che racconta le epiche gesta quotidiane dei mammut. Basta saperlo ascoltare.

Indignatevi!” di Hessel Stéphane

“Indignatevi!” è un pamphlet liberatorio e corrosivo di Stéphane Hessel, diplomatico francese, ex partigiano, novantatreenne combattivo che ha conquistato con questo testo migliaia di lettori. Nelle sue pagine Hessel affronta i mali della nostra epoca e lancia un grido che ha saputo farsi ascoltare diventando un vero manifesto che supera gli schieramenti politici e le divisioni ideologiche. Dove sono i valori tramandati dalla Resistenza, dove la voglia di giustizia e di uguaglianza, dove la società del progresso per tutti? A ricordarci le cose che non vanno sono gli eventi di una quotidianità fatta di ingiustizie e di orrori come le guerre, le violenze, le stragi. Hessel parte da qui, per indicare a tutti quali sono i motivi per cui combattere e per cui tenere alta l’attenzione. L’indignazione è il primo passo per un vero risveglio delle coscienze, e il grido di Hessel ce lo ricorda con fermezza e convinzione. A completare il libro, l’appello degli ex partigiani francesi (di cui Hessel è uno dei firmatari), sottoscritto a Parigi nel marzo 2004 e la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo di cui Hessel è stato uno degli estensori.

Un eremo non è un guscio di lumaca” di Zarri Adriana

Adriana Zarri decise nel 1975 di imprimere una svolta “radicale” alla sua vita monastica e di abbracciare l’eremitaggio. Intraprendendo una scelta di vita che privilegia la solitudine e il silenzio. Quello che con questo racconto di esperienze, ricordi e riflessioni di vita contemplativa, vuole offrirci è una particolare, concreta e umana idea di monachesimo. Una scelta di solitudine può essere infatti un luogo fecondo di incontro, il silenzio contemplativo può essere un modo di parlare più forte e meglio a tutti ed essere un luogo dove racconto e realtà convivono e si contaminano, dove “lo studio e la riflessione sono impastati di vita”. Nel libro, Adriana Zarri illustra via via diversi aspetti della sua vita: dalle circostanze che l’hanno spinta verso questa decisione, all’organizzazione pratica della casa e delle sue giornate, al rapporto con la natura e il ritmo delle stagioni, alla relazione con il mondo secolare e i mezzi di comunicazione, alle paure e pericoli che nascono da una vita simile, agli animali che le fanno compagnia. Agli incontri con amici, scrittori e intellettuali, che vengono a trovarla e a discutere con lei. Ma ogni argomento, anche il più umile e quotidiano, è trattato con bonaria e umanissima ironia (e autoironia). E soprattutto diventa lo spunto per una riflessione sulla meditazione e sul silenzio necessario affinchè ognuno possa trovare la sua voce: perché “occorre avere del silenzio un concetto vitale e non formale”.

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