CULTURA di DESTRA

Venerdì 17 giugno 2011 alle 19,

vi aspettiamo per l’incontro dibattito sul libro di
Furio Jesi,

CULTURA di DESTRA
(Nottetempo)

All’incrocio tra antropologia, scienze politiche e cognitive e con gli occhi puntati sul presente, ne discutono Enrico Manera, Edoardo Acotto e Jacopo Rosatelli.

Dopo trenta anni dalla prima edizione torna nelle librerie Cultura di destra di Furio Jesi, mitologo, critico letterario e germanista torinese: un’analisi dei temi, delle forme e del linguaggio della cultura di destra, che affronta, ben oltre le retoriche reazionarie e fasciste, anche la sua sotterranea e inconsapevole presenza nella culture borghesi, nazionali e celebrative e più recentemente nei linguaggi piatti e banali della società del consumo e dello spettacolo.

 

Il dibattito
La cultura di destra è «la cultura entro la quale il passato è una sorta di pappa omogeneizzata che si può modellare e mantenere in forma nel modo più utile. La cultura in cui prevale una religione della morte o anche una religione dei morti esemplari. La cultura in cui si dichiara che esistono valori non discutibili, indicati da parole con l’iniziale maiuscola (…). Una cultura insomma fatta di autorità e sicurezza mitologica circa le norme del sapere, dell’insegnare, del comandare e dell’obbedire. La maggior parte del patrimonio culturale, anche di chi oggi non vuole essere affatto di destra, è residuo culturale di destra».

http://www.rigabooks.it

http://www.doppiozero.com/dossier/cultura-di-destra/religioni-della-morte-i-volti-della-cultura-di-destra-furio-jesi

http://italia2013.wordpress.com

http://edoardoacotto.blogspot.com

L’autore
Furio Jesi (Torino, 1941 – Genova, 1980) è stato uno storico, saggista, archeologo e germanista italiano. Dopo aver compiuto, giovanissimo, ricerche di archeologia e storia delle religioni nell’ambito mediterraneo, pubblicando una serie di studi sul mondo dell’antico Egitto e dell’antica Grecia, su temi mitologici e su talune forme dei culti misterici, si interessò successivamente – in coincidenza con il radicalizzarsi del suo impegno politico intorno al 1968 – in particolare alla sopravvivenza di miti nella cultura moderna e a problemi antropologici, filosofici ed estetici. Ha considerato come proprio maestro soprattutto il mitologo Károly Kerényi, dal cui umanesimo si è poi però distanziato. All’interesse per la “scienza del mito” e per il funzionamento della “macchina mitologica” Jesi ha affiancato un’importante attività di traduttore, di consulente per varie case editrici italiane e di studioso di germanistica. Pochi anni prima della sua scomparsa precoce ottenne per meriti scientifici la cattedra di Lingua e letteratura tedesca presso l’Università di Palermo, trasferendosi poi all’Università di Genova. Proprio alla cultura tedesca e in particolare ad autori come Rilke e Thomas Mann ha dedicato alcuni dei suoi commenti più acuti.

http://www.coconinopress.it

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